La saggezza popolare

Studi storici e approfondimenti del tema sono contenuti nel testo San Restituto del Gran Sauze, (a cura di Paolo Molteni, Omega edizioni), nello specifico nei contributi di N. Bartolomasi, G. Bellicardi, M. Centini contenuti nella sezione II del volume.
La Passio S.ti Restituti martiris, composta tra il V e il VI secolo, si conserva a Roma, presso l’archivio della basilica di Santa Maria Maggiore in un manoscritto del 1600, trascritto e tradotto da G. Bellicardi e pubblicato nel volume citato.

Le Passiones sono documenti piuttosto tardivi, variamente valutati dagli storici rispetto alla loro attendibilità. Su un nucleo originario di veridicità l’agiografia e la immaginazione hanno talora sovrabbondato in varianti e amplificazioni fantasiose che a loro volta pubblicazioni successive hanno ulteriormente inficiato.
Ma la saggezza popolare e la fede rocciosa delle genti di montagna hanno colto nel profilo del nostro santo patrono gli elementi essenziali: la fede che non crolla, la forza virile, il coraggio.

Fedeltà e coraggio

Il fondamento certo è la fedeltà del soldato romano al Signore Gesù consumata nel martirio con determinazione, in una scelta di fede irrevocabile.

San Restituto diviene simbolo di fedeltà e di coraggio.

Nel giorno della festa del 29 maggio, quando viene portato in processione da giovani uomini del paese, è rappresentato a cavallo raffigurato in una statua di scarso pregio ma di grande valore simbolico: forza e energia maschile che confluiscono in fede virile.

Le reliquie del santo patrono, custodite in una teca preziosa, sono state trafugate negli anni successivi all’incendio del paese del 1962.

Paure e speranze

Quel gesto ha segnato la fine del rito del bacio delle reliquie riservato al giorno della festa. La popolazione, smarrita e dispersa per il paese che non c’è più, si è trovata depredata di un potente gesto simbolico: il bacio di uomini, donne, bambini alle reliquie del santo del coraggio, del santo che libera dalla paura.
Se le paure sono tante nella vita – ognuno, grande o piccino ha le sue, sovrana delle paure la morte – il popolo disperso, senza casa e senza santo, si è sentito ancora più solo. Chiamato a nuova resilienza. A una fede ancora più forte e vivificante.

Fede e tradizione si sono abbracciate in nuove consapevolezze.
Qualcuno dice: San Restituto non ci ha abbandonato. È divenuto patrono del Luogo della Memoria.

Un simbolo di pacificazione

La chiesa di San Restituto, come poche altre, può essere un simbolo pacificazione interreligiosa, divenendo luogo evocativo di questo ruolo.

Perché? Tutto parte dalla tragica esperienza delle popolazioni del territorio; anche l’edificio stesso della Chiesa di San Restituto nel 1600 è stato teatro di scontri sanguinosi e ha visto direttamente l’orrore della guerra. Il percorso del “Glorioso rientro” dei Valdesi, che dall’esilio svizzero nel 1689 ritornarono in armi nelle terre in cui avevano vissuto dal 1300, passò per Sauze di Cesana.

Da quei secoli arriva un messaggio forte e un insegnamento chiaro: la religione può essere usata come pretesto e strumento per sopraffare, dominare, uccidere.

La possibilità per la chiesa di San Restituto di assumere un ruolo costruttivo – interpretando i fatti terribili della storia come monito perché ciò non avvenga più – sta in noi. La nostra Associazione partendo da quei lutti e da quel dolore si propone di elaborare in modo collettivo lezioni preziose, cercando ciò che può aiutarci a interpretare analoghe vicende attuali e a formulare inviti costruttivi di pacificazione tramite la cooperazione interreligiosa.

Nello stesso spirito cercherà modalità per attuare fratellanza ed avvicinamento ai territori e popoli che vivono oggi analoghe tragedie.