L’invenzione di
don Paolo Molteni
Ebbene, don Paolo Molteni, indimenticato parroco di Sauze di Cesana e animatore di San Restituto, adottò a suo uso il termine.
«Anche io – raccontava con arguzia – contestavo il pensiero unico che lascia poco spazio alla sapienza del cuore. Conservai la testa e buttai la coda. Rimase daze».
Cosicché, il nostro pirotecnico sacerdote visse di daze per una trentina d’anni. Suggestioni quotidiane, pillole di riflessioni e buoni pensieri che appendeva come post-it utili per sé e per la gente del luogo.
Un originale genere letterario che è andato a comporre una sorta di “Diario di un curato di montagna”.
Cinque bacheche e un libro
All’inizio, spiegava don Paolo, «si trattava di accompagnare con una massima, un motto, quasi un blitz possibilmente fulminante, i consueti avvisi della vita quotidiana. Poi gli avvisi piano piano lasciarono il posto a messaggi più diffusi ma sempre profondi e coinvolgenti. Li raccolsi. Alla fine grande era il loro numero».
Insomma, sono ancora parole di don Molteni, sperimentavo «un colloquio continuo tra il vivere quotidiano e la parrocchia come centro di una proposta di vita. Un rapporto nato dal mio desiderio di comunicare, complici cinque bacheche come tramite».
Maria Clotilde Merlin, appassionata e intelligente cultrice delle radici di San Restituto, si offrì di raccogliere quella gran mole di scritti, facendone poi un libro, con l’opportuno sottotitolo «Sentieri tra chiesa e villaggio». Li ha organizzati in quattordici capitoli, componendo un itinerario spirituale che contribuisce a rendere San Restituto un “santuario della memoria”.
Ora, di quel volume, ci sono poche copie in giro. Stiamo studiando la possibilità, nei prossimi o mesi, di digitalizzarlo e renderlo disponibile su questo sito. Meglio ancora, questo è il progetto, di renderlo un volume nuovo con una editrice che ci consenta di far conoscere questa straordinaria esperienza ben al di là della nostra Valle di Susa.