Un giardino. Un rosario. E una comunità
Un pomeriggio che intreccia memoria, cultura e preghiera. Si parte con un libro che prova a parlare di Dio con il linguaggio delle piante e delle stagioni. Sabato 3 ottobre le porte di San Restituto si aprono per una festa che il paese aveva quasi dimenticato e che oggi ha deciso di ritrovare: quella della Madonna del Rosario.
«La riflessione sulla memoria, intesa come presenza del Signore vivo nella storia, ci ha indotto come comunità a recuperare la festa della Madonna del Rosario, così sentita nella devozione della nostra gente», spiega Maria Clotilde Merlin dell’Associazione Amici di San Restituto. Non una semplice ricorrenza, dunque, ma un pomeriggio pensato per tre cose insieme: approfondire, ricordare e pregare. Aperto alla comunità e a chiunque voglia unirsi.
Mille anni di storia tra le montagne
Per capire il valore di questo luogo bisogna compiere un passo indietro. La prima notizia documentata della chiesa risale al 1065, in una bolla dell’arcivescovo di Torino Cuniberto. Nel Cinquecento, durante le guerre di religione, San Restituto diventò una vera chiesa-fortezza: nel 1574 cattolici e protestanti se la contesero più volte, combattendo intorno e perfino dentro le sue mura. Il campanile che vediamo oggi è del Seicento, e nel 1962 la chiesa uscì indenne dal grande incendio che distrusse buona parte del paese. Proprio all’inizio del Seicento, in coincidenza con la nascita della confraternita, al suo interno venne dedicata una cappella alla Madonna del Rosario. È da lì che riparte, oggi, questa storia e che trovate su questo sito.
Il rosario, «breviario dei poveri»
Per generazioni, a Sauze, il rosario è stato la preghiera di tutti: quella che non richiedeva libri né studi, il «breviario dei poveri». Ma non restava chiuso tra le mani. Secondo Merlin, l’invito evangelico di Maria alle nozze di Cana – «Fate quello che vi dirà» – si traduceva in qualcosa di molto concreto: la solidarietà verso chi aveva meno, organizzata attraverso le confraternite.
In autunno, al tempo del raccolto di grano, patate e frutti della terra, la comunità metteva da parte una quota per i poveri, prendendo alla lettera le parole del Vangelo: «Ciò che avrete fatto al più piccolo dei miei fratelli l’avrete fatto a me». Il segno più bello di questa storia è ancora lì, nella cappella: la vecchia madia di legno in cui si raccoglievano le offerte di grano. «La chiesa di San Restituto diventava in qualche modo la casa di Maria e la casa della comunità», osserva ancora Maria Clotilde Merlin
Riscoprire questa festa significa cercare nel passato delle radici: un senso del vivere e un’esperienza di resilienza che la fede ha saputo incarnare nelle vicende di ogni epoca. Una spiritualità capace di tenere insieme paternità e maternità in forme nuove, alleate per il bene comune.

Il libro: cercare Dio tra le aiuole. E non solo
Ad aprire il pomeriggio, alle 16, sarà un libro. Un giardino per credere. Incontrare Dio oggi, pubblicato nel 2025 dalle Edizioni San Paolo nella collana «Limina». È firmato da Monica Quirico, teologa originaria di Rubiana, docente di Teologia fondamentale alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale e all’Istituto di Scienze Religiose di Torino.

L’idea di fondo è tanto semplice quanto spiazzante: parlare di fede senza prediche né toni dogmatici, partendo da un giardino. Un luogo fatto di profumi e stagioni, di attese e anche di fallimenti, dove le cose crescono con i loro tempi e non sempre come vorremmo. Il libro sceglie il linguaggio delle piante, dei sentieri e delle mani sporche di terra per raccontare come si possa incontrare Dio nella vita di oggi.
Non è un’immagine scelta a caso. La parola «paradiso» deriva da un antico termine persiano che significa proprio «giardino recintato», e la Bibbia si apre in un giardino, l’Eden, e conosce il suo momento decisivo in un altro giardino, quello in cui la mattina di Pasqua Maria di Magdala scambia il Risorto per il custode dell’orto.
Coltivare, attendere, prendersi cura: gesti quotidiani che, nelle pagine di Quirico, diventano una grammatica della fede.
Quirico non è nuova a questi percorsi tra spiritualità e vita quotidiana: con Emanuela Mancino ha firmato Guardare (Cittadella, 2020), e ha dedicato uno studio al pensiero del gesuita Michel de Certeau (La differenza della fede, Effatà, 2005). A San Restituto dialogherà con Federica Bello, direttrice de La Valsusa.
C’è una interessante coerenza tra il libro e la festa: una comunità di montagna che per secoli ha legato la preghiera al ritmo del raccolto, e una teologa che invita a cercare Dio proprio lì, nella terra lavorata e nelle stagioni che passano.

Dopo la conversazione, alle 17, la preghiera a Maria, Terra di Dio, accompagnata da riti popolari della tradizione. La giornata si chiuderà con la celebrazione della Santa Messa presieduta da don Luca Gazzoni.