12 Agosto 2025
Gliu sguardi affascinanti del pittore Francesco Tab usso

Nell’atmosfera raccolta dell’antica chiesa di San Restituto a Sauze di Cesana ospitiamo dal 17 al 23 agosto 2025 la mostra Francesco Tabusso. Immagini di montagna e storie di spiritualità, un viaggio incantato tra le borgate e i paesaggi della Valle di Susa.

L’esposizione, che s’inaugura il 16 agosto pomeriggio alle 16, è promossa dall’Associazione Amici di San Restituto (il curatore è Massimo Rigat) in collaborazione con l’Archivio Francesco Tabusso. Raccoglie una decina di opere grafiche datate tra gli anni Cinquanta e Duemila scelte per dialogare con il paesaggio montano e la spiritualità del luogo.

Gli sguardi affascinanti di un artista

Scrive Veronica Cavallaro, già curatrice, con Veronica Magnetti, di una grande retrospettiva sull’artista tra il 2021 e il 2022: «In un’epoca in cui gli artisti hanno per lo più dismesso i panni del narratore, Francesco Tabusso continua a raccontare, coltivando una peculiare vocazione di pittore “cantastorie”. Attraverso immagini di immediata lettura e forza evocativa, lontano da aneddotica e descrittivismi, ci riporta con «anima fanciullesca» a una dimensione agreste miticamente atemporale, scandita dall’eterno ciclo della natura. E al centro pone l’uomo e il suo sguardo sul mondo».

 

Il legame con la Valle di Susa

Amante della montagna e della vita dei campi a contatto con la natura, Francesco Tabusso (Sesto San Giovanni, 27 giugno 1930 – Torino, 29 gennaio 2012) riconduce l’attaccamento al mondo rurale agli anni della guerra e dello sfollamento a Rubiana, quando la famiglia si trasferisce nella casa in Val di Susa: «Gli anni della guerra, con tutte le implicazioni distruttive e negative, hanno molto influito sulle tele che rispecchiano i miei vissuti. Quando ero a Rubiana ho conosciuto i contadini, e, osservandone le abitudini, è iniziato il mio “imprinting” con l’arte. Ogni soggetto è un ricordo, e i ricordi riaffiorano».

Dal 1954, anno cui termina il suo apprendistato con il maestro Felice Casorati ed esordisce alla Biennale di Venezia, Tabusso intraprenderà una stagione espositiva pressoché ininterrotta che lo porterà in 60 anni di carriera ad allestire più di cinquecento mostre personali e collettive, partecipare alle più prestigiose rassegne d’arte nazionali e internazionali, essere presente nelle collezioni pubbliche di diverse città italiane e non ultimo riscuotere un costante e appassionato consenso di critica e pubblico.

Le radici popolari

Appassionato di storia e immagini di devozione popolare, Tabusso si è accostato più volte a opere di carattere religioso, non solo nella pittura da cavalletto, ma affrescando anche chiese di campagna e piloni votivi, dislocati lungo antiche vie di transito e di pellegrinaggio. Per sottolineare questo aspetto della sua ricerca artistica, è esposta a San Restituito la serigrafia dedicata al pastore Nicol Lorenzo, il valligiano protagonista della leggenda di fondazione del santuario della Madonna della Bassa a Mompellato (frazione di Rubiana) di cui Tabusso aveva affrescato il presbiterio a metà degli anni ’90.

Tra i soggetti delle altre opere esposte le sue grange di montagna, i suoi pastori, le sue donne pensose e i suoi viandanti che appartengono ad una stessa favola che si rinnova per accenni o per simboli in una perenne trasfigurazione pittorica.

Il pittore cantastorie in un luogo evocativo

La chiesa di San Restituto sorge possente e solitaria tra i prati, in posizione praticamente equidistante da Sauze di Cesana, Champlas du Col e Rollières per le cui comunità ha svolto nei secoli passati funzione di parrocchiale. È, insieme alla parrocchiale di Cesana, la più antica della valle Ripa.

L’edificio, al quale si accede attraverso una stretta stradina, è circondato dal piccolo e suggestivo cimitero. Il nucleo originario ispiratore dell’odierno edificio nacque probabilmente nel XIII secolo. Risalgono al 1609 il completamento della chiesa; al 1673 la costruzione dell’attuale campanile, in stile romanico-delfinale, e quella delle volte, mentre data agli anni successivi al 1687 la costruzione dell’ultima campata e della facciata a portico.

La chiesa rimase indenne nel corso del terribile incendio che, nel 1962, distrusse buona parte dell’abitato di Sauze di Cesana. Tuttavia, anche a seguito di questo evento e del conseguente spopolamento dell’abitato, subì nel secondo Novecento un progressivo decadimento e un depauperamento dei propri arredi a causa di furti. Solo con i recenti restauri, conclusi nel 2010, il monumento è tornato al suo antico splendore.

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